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La prima sigaretta – Il piacere

La prima sigaretta – Il piacere
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Quando ho fumato la prima sigaretta? Dov’ero? Chi c’era con me? Perché ho pensato di accenderla? Che effetto mi ha fatto?

Un gioco, un gesto “da grandi” senza troppo pensare, guidati semplicemente dalla voglia di emulare qualcuno di più “forte” e più grande di noi, spinti dalla curiosità, in gruppo o da soli.

Il primo incontro con la sigaretta può avvenire in modo del tutto occasionale, ma si tratta comunque di un momento cruciale che inevitabilmente condizionerà la scelta successiva di riprovare a fumare.   Le nostre labbra, la nostra bocca, la nostra lingua, il nostro palato, la nostra gola e i nostri polmoni in pochi secondi sono inondati da una miriade di sensazioni che ci attraversano in un lampo, lasciandosi dietro una scia mista a disorientamento ed eccitazione per aver compiuto un gesto diverso.

Il primo amore non si scorda mai..sì è vero! E la prima sigaretta anche. Come in ogni rapporto d’amore che si rispetti, i sentimenti in gioco sono intensi ed opposti allo stesso tempo.

E quindi ci riprovo, perché no? In fondo lo fanno tutti.. comincia così un sodalizio con un’amica, una compagna che scandisce i momenti della giornata, una ritualità, una sicurezza, il rintocco della campana in un piccolo paese, che mi riporta nel “qui ed ora”, un’ abitudine.

Più mettiamo in atto un determinato comportamento, più è probabile che questo si ripresenti in modo semplice ed automatico.

Succede allora che il fumo diventa parte integrante di molti comportamenti come parlare al telefono, terminare un pasto o entrare in automobile. Senza la sigaretta diventa difficile, talvolta impossibile, svolgere le azioni quotidiane. Senza la  nostra compagna, il disagio è tale da farci sentire come se dovessimo imparare a svolgere da capo anche i gesti più semplici.

Ma come è successo? Come è possibile? Troppo complicato rispondere, meglio rimediare accendendone un’altra e andando oltre ogni ragionevole fastidio. Meglio muoversi verso il soddisfacimento di un bisogno più impellente: il Piacere. Un piacere immediato, anzi no, pardon, un piacere mediato dalla nicotina, potente produttore di euforia e di benessere che va ad incrementare le attività delle vie di ricompensa dopaminergiche fungendo così da forte motivatore.

Perché privarsi di questo Piacere? Perché mai rinunciare a questa intensa sensazione di rilassamento che migliora temporaneamente l’umore e la risposta allo stress?

Il Piacere è un importante regolatore dei rapporti interpersonali, indispensabile per il Benessere e la salute di bambini ed adulti: è alla base del funzionamento umano. Troppo spesso però succede che diventa una condizione esclusiva, circoscritta a brevi momenti.

Le esperienze che fin dalla prima infanzia facciamo, vanno piano piano a costituire le modalità con cui ci muoviamo nel mondo per cercare di soddisfare alcuni bisogni fondamentali, tra cui provare Piacere appunto.

Se da bambino ad esempio provavo Piacere a sporcarmi rotolando su una montagna di sabbia, ma per diversi motivi questo mi è stato vietato, ecco che dovrò cercare altre strade per soddisfare questo bisogno.

Un bisogno non scompare, rimane lì, e noi cercheremo sempre la modalità più adatta alle circostanze per soddisfarlo.

Il Piacere non dovrebbe essere una condizione eccezionale cui accedere con mezzi speciali ed artificiali come una sigaretta. Non è disdicevole, indegno o inopportuno. Possiamo e dobbiamo provare Piacere nella nostra vita. Purtroppo siamo abituati a legare il piacere al dovere. Eh sì, “prima il dovere e poi il piacere”. Tendiamo a vivere il piacere come attesa di un qualcosa che ci è stato vietato.

I bambini oggi sono spinti molto presto verso forme di espressione verbale rispetto a forme di espressione non verbale, con la prevalenza della parte mentale su quella motoria. Si viene così a creare gradualmente una distanza fra pensiero e Sensazioni: ciò che sento è lontano da quello che penso – questo accade ovviamente anche negli adulti -.  La sigaretta si appropria del potere di ridurre questa distanza per cui dà una gratificazione sensoriale immediata a diversi livelli (tattile, olfattivo, visivo, gustativo) oltre che una soddisfazione intensa di piacere legittimato.

Giustifico il mio piacere perché in fondo, più o meno consapevolmente, so che mi sto facendo del male. La presenza di due reazioni opposte, incapsulate in un tubetto cilindrico di carta sottilissima riempita di tabacco, mi permette di espiare la colpa e accendere la successiva sigaretta come se fosse la prima, un po’ come se questi due estremi insieme si compensassero consentendomi di ripartire ogni volta da capo .

Accendendo una sigaretta è come se mi punissi per quello che sto per fare, e quindi lo faccio pur sapendo che è sbagliato. La mia penitenza risiede nel male che mi sto facendo, quando in realtà il mio bisogno è altro: riappropriarmi di un Piacere effettivo, vero, intenso, pieno, scevro da sensi di colpa.

Non devo e non voglio rinunciare al Piacere. Non posso. Fa parte di me, tanto quanto il mio braccio o la mia mano. Quello che posso fare allora è sperimentare modalità nuove e diverse per provare piacere.

Molte esperienze e tecniche utilizzate nella Psicoterapia Funzionale riguardano la capacità di riequilibrare l’organismo nelle diverse alterazioni.  In una condizione dove c’è un’alterazione del Piacere diventa importante un lavoro costante per “riportare verso il basso”, per riequilibrare il più possibile le condizioni generali del Sè, e per recuperare Benessere e sensazioni di Piacere pieno. Ripristinare il sistema della Calma e dell’allentamento in un sistema costantemente attento e attivo  è alla base della possibilità di recupero di sensazioni di Piacere.

Benché la nicotina spesso sia considerata la più grande responsabile di questa dipendenza, in realtà sappiamo bene che ci sono anche altri fattori che concorrono al mantenimento di questa abitudine. La ricerca del piacere è uno di questi fattori ma evidentemente non l’unico.

 

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