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LA RICERCA DI UNA CAREZZA AFFETTIVA: L’ANORESSIA

LA RICERCA DI UNA CAREZZA AFFETTIVA: L’ANORESSIA
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“Troppo spesso si pensa che l’Anoressia sia solo un male moderno dettato dallo stare dietro un modello di donna magro. Ma c’è molto di più: c’è la ricerca di una risposta ad un disagio esistenziale, ad una carezza affettiva, ad un vano tentativo di controllare la vita, perché quella, purtroppo o per fortuna, non si può prevedere. Se si pensa alla fame che è uno degli istinti primari dell’uomo. Riuscire a controllare un istinto con la mente, fino a domare completamente ogni desiderio di cibo, richiede uno sforzo ed una energia intellettuale così grande che non c’è posto per pensare a niente altro e crea anche un senso di super potere, di forza incredibile. E a quel super potere nessuna anoressica vuole rinunciare perché la fa stare bene proprio come una droga. Non c’è il pensiero di vedersi bella in un corpo emaciato. Le ossa non sono di per sé belle, ma danno sicurezza, sicurezza in un controllo inesistente. E quando si capisce che ci si sta piano piano distruggendo arriva la sofferenza, la consapevolezza di avere un disagio ed un problema mentale, consapevolezza che non porta guarigione, ma confusione e disorientamento. Non è chiaro perché ci si trovi in quella situazione ma compare la necessità di scavare in un disagio che fa male. E allora scompare il super potere e appaiono la depressione, gli attacchi di panicol’insonnial’istinto di suicidio, i tagli sul corpo e sulle braccia come segni autolesionistici. Perché ci si odia. C’è una totale dissociazione tra il pensiero razionale (devo guarire, mi sto distruggendo, devo mangiare) e quello emotivo. Ed è un incubo ed un male terribile che dura anni perché non c’è una sola via, una sola “medicina” che ti fa guarire. E in più, questi problemi colpiscono ragazze soprattutto nella loro fase di sviluppo e ciò compromette la conoscenza della propria sessualità ed individualità come donna, con ripercussioni future sul rapporto di coppia. Per non parlare della amenorrea per anni e della osteoporosi che da essa deriva. Personalmente ho provato disprezzo non solo per il mio corpo, ma anche per quello degli altri, perché sicuramente un corpo di 33-35 Kg non è bello. E quando si recupera il peso tutto è ancora più difficile, perché non si ha più uno schermo, una corazza evanescente sotto cui nascondersi. Mi piacerebbe che in futuro le persone comprendessero questi problemi e che ci fosse dignità per le malattie mentali. Chi va da uno psicologo o da uno psichiatra non è un pazzo ma è una persona con una malattia come le altre”

 

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Le parole che avete appena letto sono di una donna F. che per anni ha sofferto di Anoressia. Questo disturbo comparso nella prima adolescenza e protrattosi per tutta la giovinezza ha ovviamente segnato la sua vita. Non ci sono report o articoli che possano far cogliere meglio il significato profondo di questo disagio, più delle parole profonde di chi nell’Anoressia c’è stato veramente, per anni a combattere una malattia dalla quale alla fine si può uscire. Leggendo le sue parole ho subito pensato alla difficoltà di chi si trova a rapportarsi con chi soffre di disturbi alimentari: parenti, amici, familiari ma anche operatori.  Sul piano della relazione la sensazione è proprio quella che ci sia uno scudo una corazza appunto come dice F. come se la persona si fosse costruita una fortezza inespugnabile alla quale nessuno e niente (compreso il cibo) può accedere.

L’utilizzo di specifiche tecniche Funzionali in cui oltre alla mente e alle emozioni vengono coinvolti anche il corpo, la postura e gli aspetti fisiologici permette, in chi soffre di Anoressia, di riaprire gradualmente le Sensazioni e le Percezioni arrivando a sperimentare la possibilità di ricevere un buon Contenimento e un buon Nutrimento, che ovviamente non sarà solo legato al “cibo” ma sarà soprattutto legato al Nutrimento affettivo e al Contatto con Sé stessi e con gli altri, accompagnando la persona a sentire che può allentare il Controllo e che può dirigersi verso una piena Affermazione di Sé. In questo modo diventa possibile provare una profonda Tenerezza soprattutto verso Sé stessi e sperimentare un Amore autentico e incondizionato (Rispoli 2004). Come dice F. è importante arrivare a sentire che “chi va dallo Psicologo non è un pazzo” e che sicuramente “non c’è una sola medicina” ma una chiave per poter abbattere le porte chiuse, con mille catene e lucchetti, in chi soffre di anoressia è senza dubbio il Contatto: puro, autentico e che non si aspetta niente.

 

Bibliografia:

Rispoli L. (2016). Il Corpo in Psicoterapia oggi. Franco Angeli. Milano

Rispoli L. (2011). Il Manifesto del Funzionalismo moderno. Aspes. Roma

Rispoli L. (2004). Esperienze di Base e Sviluppo del Sé. Franco Angeli. Milano

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